Tussilago Farfara L. (Piè d'asino)

TUSSILAGO FARFARA L.Nome Volgare Italiano
Farfaraccio, Piè d’asino, Farfara

Famiglia
Compositae (Asteraceae)

Etimologia e Storia

Nel capitolo 120 del libro III, Dioscoride la indica con il termine bechion; parola composta da Bex “tosse” ed eimi “andare”, che traducendo letteralmente significa “che fa andare via la tosse”. Il nome latino Tussilago usato da Plinio nella Histiria Naturalis, sembra un calco del greco: ritroviamo, infatti “tussis” che corrisponde a “bex” (tosse) ed “ago” traduce “eimi”, spingere avanti a sé. Il termine Tussis è molto antico in quanto è una radice che si ritrova anche nella lingua lettone, progenitrice del latino.

Il nome Farfare invece è di origini più italiche, verosimilmente etrusche, dal momento che ancora oggi si trovano radici etimologiche in tal senso in Toscana e in Emilia. Durante il Medio Evo la pianta era indicata con il termine “filius ante patrem” dal momento che prima nascevano i fiori e poi le foglie, richiamando anche un significato alchemico in quanto la pianta assorbe e concentra grosse quantità di zinco dai terreni sui quali vive.
“il fumo delle foglie secche che bruciano, convogliato da un imbuto nella bocca aperta, guarisce dalla tosse secca e dal respiro breve e pesante…”(Ippocrate). Da sempre tale pianta ha goduto di notorietà nel campo delle malattie respiratorie e della pelle in generale.

Varietà

Il genere tussilago annovera una sola specie: Tussilago Farfara diffusa sia in Europa che in Asia.

Descrizione Botanica

Comunissima in Italia tanto da essere considerata infestante, è una pianta avventizia erbacea, vivace, a rizoma sotterraneo grosso e carnoso e caule semplice, eretto, (10-20 cm.) cotonoso perenne. Foglie tutte radicali, picciuolate, grandi suborbicolari, cordate alla base, dentate sui margini: verde superiormente, bianco tomentose di sotto e che appaiono dopo la fioritura. Scapo fiorale sviluppato prima della rosetta basilare, con foglie squamiformi lanceolate o cuoriformi, ravvicinate fra di loro, per lo più violacee. Il fiore è costituito da un capolino solitario, terminale, eretto durante la fioritura, poi reclinato; ricettacolo piano, alveolato; brattee del periclinio applicate, disposte in due serie, scariose e violette sui margini, è formato da circa 40 fiori centrali gialli apparentemente ermafroditi, ma con ovario sterile e quindi funzionalmente maschili; alla periferia, circa 300 fiori femminili, disposti in parecchie serie. Frutto ad achenio, oblungo, cilindrico, glabro, con 4-5 costoline, prolungato al disopra del seme in un collo cavo; pappo di setole uniseriate, tenuissime e denticolate. La pianta si diffonde facilmente per mezzo dei rizomi e dei semi portati a grande distanza dal vento.

Habitat

Cresce nei luoghi umidi, preferendo i terreni argillosi o calcarei-pietrosi, ed anche acquitrinosi, zone boscose o scoperte, erbose o nude, dal mare a tutto il piano montano, nell’Italia continentale ed insulare.

Epoca di Fioritura

Fiorisce da Gennaio ad Aprile.

Parti Usate

Foglie, capolini fiorali e radici.

Componenti Principali

Le foglie contengono un glucoside amaro, tussilagina (2,6%), tracce di un olio etereo, inulina, acido gallico, acido malico, acetico e fosforico in combinazioni organiche o minerali; colino, un tannino, abbondante mucillagine e grandi quantità di sali minerali (17%).
I fiori contengono tussilagina, micillagine, pectina, sali minerali.

Proprietà Principali

La principale proprietà della pianta è l’azione antitussiva ed emolliente-espettorante. Non meno importante la proprietà antinfiammatoria per via topica nelle manifestazioni dermatologiche e scrofolose. Il terreno tubercolitico e linfatico rappresenta la costituzione di elezione. Alcune parti della pianta (i fiocchi filamentosi del fusto) sono astringenti, altre sudorifere, la totalità tonificante.

Indicazioni

Bronchiti acute e croniche, laringiti, tracheiti (Leclerc), tosse influenzale e post-influenzale, asma ed insufficienza respiratoria, eruzioni cutanee diverse, scrofolosi, ascessi ed ulcere cutanee, tabagismo e sue sequele visive, astenia nei bambini e convalescenti.

Tossicità ed Effetti Secondari

È controindicato l’uso nell’insufficienza epatica, epatite virale e cirrosi.