Tilia Europaea L. (Tiglio)

TILIA EUROPAEA L.Nome Volgare Italiano
Tiglio

Famiglia
Tiliaceae

Etimologia e Storia

Il termine Tiglio deriva dal greco “ptilon” che significa “ala”, per la caratteristica brattea laterale dei peduncoli dell’infiorescenza che ricorda la forma di un’ala. Presso le antiche popolazioni germaniche e slave era un albero sacro, simbolo dell’immortalità, della grazia, della forza, della dolcezza e della fedeltà. Anche nell’antica Grecia la leggenda vuole che Filemone e Bauci, due anziani coniugi, famosi per la loro generosità e reciproca fedeltà fossero trasformati alla loro morte e l’uno in quercia e l’altro in tiglio.

Teofrasto, Dioscoride ed altri conoscevano il tiglio argentato del sud est europeo, ma non fanno menzione dei suoi usi.
Viali di tigli abbellivano i giardini di Luigi XIV in Francia e di Carlo II in Inghilterra. In alcuni pregiati manoscritti del XII e XIII secolo il tiglio è chiamato “tillogas” ed i fiori erano considerati un ottimo calmante per il dolore sia come antispastico che sudorifero: “ad sanandum malum illiorum, accipe oncias de istius herbe et cuoque…”.
In un altro manoscritto del XV secolo della Biblioteca Marucelliana di Firenze “al male dei lombi: togli once dell’erba tilago, sospestola et metti in acqua pura et falla cuocere…”.
Fino al Rinascimento, non si utilizzò che la corteccia masticata in impiastri sulle piaghe, (Mattioli) le foglie tritate sui tumori. I fiori apparvero discretamente in medicina nel XVI secolo e godettero, ben presto, di grande rinomanza contro i disturbi nervosi, le vertigini e l’epilessia.

Varietà

Tilia Cortdata Mill. = Tilia parvifolia Ehrh (tiglio riccio)
Tilia Platyphyllos = Tilia grandifolia Ehrh (tiglio nostrale)
Tilia Tomentosa (tiglio argentato)

Descrizione Botanica

La crescita del tiglio è piuttosto lenta, la longevità molto elevata: più di 1000 anni secondo stime abbastanza sicure.
Albero nobile, longevo, elevato, dalla larga chioma con corteccia grigia, screpolata da vecchia per numerose fenditure, con rami patenti, i giovani pubescenti e diversamente colorati. Foglie alterne, grandi, a forma di cuore, picciuolate, con due stipole ovali molto precocemente caduche a lembo grande, cordato, con apice acuminato, margine intero alla base, più o meno profondamente seghettato nella parte superiore, pagina inferiore verde chiara, mollemente pubescente e con peli bianco giallastri negli angoli delle nervature. I fiori con odore gradevole sono riuniti in un’infiorescenza ascellare pendente portata da un lungo peduncolo saldato, per circa metà della sua lunghezza, con una brattea oblunga che nell’altra metà diverge come un’ala, hanno un calice di cinque sepali ovali, la corolla è composta di cinque sepali gialli, gli stami sono numerosi. Il frutto è una noce subsferica, con quattro o cinque costolature sporgenti più o meno legnosa, contenente il seme.

Habitat

Boschi dei piani submontano e montano (raramente nella pianura padana), comunissimo nei parchi e nei giardini, così come lungo i viali delle strade cittadine.

Epoca di Fioritura

Giugno - Luglio.

Parti Usate

Fiori, foglie, scorza.

Componenti Principali

I fiori di Tiglio contengono il 38% di un olio volatile contenente farnesolo (alcool sesquiterpenico alifatico), un’ossidasi, saponina, mucillagine, tannino, zuccheri, manganese, sali. Un eteroside (Wieckowski1926) ad azione diaforetica.

Proprietà Principali

Il fiore del Tiglio, che deve il suo profumo unico ed una parte delle sue virtù alla presenza di un’essenza speciale, è antispastico, antisclerotico, un po’ sudorifero e diuretico. Per i disturbi nervosi leggeri, emicranie, vertigini, insonnie, cardialgie, spasmi gastrici e vomiti nervosi, nevrosi diverse inerenti al sovraffaticamento della vita cittadina è un rimedio di prima scelta. Sotto forma di infuso è eccellente rimedio per l’arteriosclerosi, si oppone alla poliglobulia e ad un’eccessiva coagulazione del sangue.
L’alburno di tiglio si è rivelato molto utile nei casi di coliche nefritiche con eliminazione dei sedimenti e dei calcoli. Numerosi successi si sono ottenuti anche in casi di reumatismi, gotta, artrite, sciatica, uremia, albuminuria così come nella litiasi biliare. Pazienti diabetici hanno visto decrescere considerevolmente il loro tasso di zucchero in seguito al trattamento con l’alburno che si impiega in decozione.
La decozione che procura una spessa mucillagine può essere usata anche per uso esterno sulle bruciature, le piaghe infiammate, le emorroidi e diverse irritazioni.

Indicazioni

Dispepsia, gastralgie, difficoltà digestive su base nervosa e ansiosa, nervosismo, insonnia, angoscia, discinesia biliare, emicrania, vertigini, dismetabolismo lipidico, ipercolesterolemia, arteriosclerosi, iperurecemia, azione parasimpaticomimetica.

Tossicità ed Effetti Secondari

La letteratura non segnala effetti tossici secondari.