Taraxacum Officinale Web. (Dente di leone)

TARAXACUM OFFICINALE WEB.Nome Volgare Italiano
Tarassaco, dente di leone, piscialetto, soffione

Famiglia
Compositae

Etimologia e Storia

Il termine Tarassaco deriva dal greco “tarasso” che significa “io guarisco”. Verosimilmente per le diverse possibili origini del nome della pianta, c’è da tener presente il termine arabo, Tarakhchakon che genericamente indicava la cicoria.
Questa specie che forse era ignota o mal classificata dagli antichi romani e greci, giustifica l’ipotesi che sia stata portata nel corso delle invasioni barbariche e che pertanto solo nel XV secolo ne sono state riconosciute le virtù diuretiche che lo hanno reso famoso.

In realtà la prima citazione che troviamo di questa pianta è del XIII secolo in un testo francese dal titolo Glossaires. È comunque impensabile che fino ad allora non sia stata conosciuta, mentre è probabile che sia stata per lungo tempo confusa con altre specie ed in particolare con la cicoria, la lattuga e l’acetosella. Fu senza dubbio H. Bock nel 1546 a studiare a fondo l’azione del Tarassaco e fu il primo a riconoscerne le ben note proprietà diuretiche. Le indicazioni del Mattioli invece si rifanno all’etimo della pianta: Taraxis=sconvolgimento e Akas=rimedio. Spetta a Linneo in ogni caso, aver ufficialmente usato il termine di Loentodon Taraxacum, facendo chiaro riferimento alla dentellatura delle foglie, che richiama appunto il concetto di dente di leone. Fra i vari nomi usati per indicare la pianta è de ricordare senz’altro quello di “Piscialetto” che meglio di ogni altro ci fa capire una delle più importanti virtù di questa pianta: l’azione diuretica.
Nell’uso popolare le foglie e le radici trovano un’infinità di applicazioni tra cui le malattie del fegato e della milza. Nei casi di renella, per calmare i bruciori urinari e le coliche nefritiche la pianta è risultata da sempre molto attiva. Galeno indicava il lattice che scorre nel fusto ad esempio nelle malattie della vista e lo indicava come ottimo rimedio per il trattamento delle verruche. Durante la campagna di Crimea poi, i medici del corpo di spedizione francese riuscirono ad arginare lo scorbuto facendo ricorso a questa erba raccolta fresca sul posto. Contro le efelidi era invece prescritto un decotto di fiori di Tarassaco, bollito a lungo poi applicato sul volto. Infine si tramanda che personaggi famosi come Federico il Grande, affetto da idropsia, trassero grandi benefici curandosi con il Taraxacum.

Varietà

Il genere Taraxacum comprende oltre 60 specie, geograficamente distribuite nelle regioni temperate e fredde dell’emisfero settentrionale e meridionale, europeo ed asiatico; differiscono tra loro per la variabilità di alcuni caratteri quali l’epoca della fioritura, il colore del fiore, la lunghezza dello scapo fiorale e delle foglie. È una specie polimorfa.

Descrizione Botanica

È una pianta erbacea perenne con un grosso rizoma verticale più o meno cilindrico laticifero, dal quale si originano una rosetta di foglie e che continua in basso con una radice a fitone; i fusti semplici fistolosi e senza foglie sono alti fino a 40 cm, le foglie, tutte radicali, riunite in rosetta basale sono di un bel verde a forma lanceolata ed irregolarmente incise. Un particolare delle foglie è di avere la parte centrale cava. I fiori di color giallo zolfo sono riuniti in un grande capolino su di un peduncolo cavo. Il frutto è un achenio ovoidale compresso che porta all’apice il pappo costituito da una folta raggiera di setole denticolate, pluriseriate, raggianti bianche; tutta la pianta al taglio emette un liquido lattiginoso amaro.

Habitat

È presente su tutto il territorio nazionale, preferendo i prati incolti, i luoghi ruderali. Altitudine da 0 a 3300 metri s.l.m.

Epoca di Fioritura

Fiorisce tutto l’anno. Il rizoma si raccoglie in Settembre – Ottobre o in Febbraio.

Parti Usate

La pianta intera, il rizoma.
(Radix Taraxaci cum Herba)

Componenti Principali

Contiene una sostanza amara denominata tarassacina, cristallizzata e poco soluibile in acqua, un eteroside, colina, levulina ed inulina fino al 24% nelle radici, tracce di alcaloide tarassina; notevoli quantità di sali minerali tra cui sali potassici, calcici, zucchero, mucillagine, resina, tannino, vitamina Ab B, C, e flavonoidinelle foglie.
Il latice contiene: alcool cerilico, glicerolo, caoutchouc, tarassasterolo.

Proprietà Principali

In quanto amara la radice stimola la secrezione degli organi deputati alla digestione, risultando pertanto utile nell’ipoacidità gastrica e nell’anoressia; è inoltre coleretica e colagaga prevenendo e trattando le patologie litiasiche biliari, le colecistopatie e l’insufficienza epatica. Le foglie e la radice sono diuretiche e sodiuretiche, si usano pertanto in estratto fluido nelle terapie dimagranti. È anche un tonico generale che si usa in primavera nelle terapie riattivanti generali. Anche i pazienti reumatici se ne possono giovare in primavera facendo uso per qualche settimana dell’estratto fluido. Se ne raccomanda l’uso in insalata ogni anno durante la stagione e la raccolta delle giovani gemme che possono essere conservate sotto aceto e che sono simili ai capperi.

Indicazioni

Uso interno: è utile nelle angiocoliti croniche, nella congestione epatica, nell’insufficienza epatica ed ittero, nella litiasi biliare e renale, nell’ipercolesterolemia, nelle dermatosi degli epatici, nell’acne, foruncolosi, reumatismi e gotta, nell’oliguria, nell’insufficienza renale, stipsi, emorroidi, obesità, cellulite e scorbuto.
Uso esterno: il succo bianco come latte può essere usato come collirio oculare e contro le verruche.

Tossicità ed Effetti Secondari

In letteratura non sono segnalati effetti secondari tossici.

Azione Fisiologica

Coleretica, diuretica, leggermente lassativa.

Modalità d’Uso

Lo si può consigliare in tutti i modi, sia allo stato fresco che non, le radici in particolare possono essere tostate ed usate come polvere per caffè, le foglie si fanno in insalata. Per uso terapeutico più propriamente medico si consiglia l’uso dell’estratto fluido.