Artemisia Vulgaris L. (Assenzio Selvatico)

ARTEMISIA VULGARIS

Nome Volgare Italiano

Assenzio selvatico, Amarella, Erba di S. Giovanni.

Famiglia

Compositae

Etimologia e Storia

Nei sacrifici augurali dell’antichità volti ad avere un buon raccolto, tra i vari doni veniva posta anche l’Artemisia. Il simbolo della donna e della fertilità sono pertanto intimamente collegati alla pianta il cui etimo deriva dal greco “grande Artemes” che significa “sano”. Può sembrare curioso raffrontare i termini di isteria, utero, e Artemisia
ad Artemide, divinità greca, che presiedeva i parti e che veniva in aiuto alle donne.
In realtà questa pianta è tipicamente femminile e dagli Anglosassoni viene indicata come “la pianta madre delle mestruazioni”. La medicina popolare, da tempi immemorabili, ha riservato all’Artemisia Vulgaris un posto di primo piano riconoscendo le proprietà antispasmodiche, emmenagoghe, febbrifughe, toniche e vermifughe.

Una curiosità tramandata quella di ritenere che foglie di artemisia messe nelle scarpe al mattino, permetterebbero di percorrere molti chilometri durante la giornata e senza fatica.
Il Mattioli la considerava valida per “provocare i mestrui, il parto e le secondine”.
Icobaldo Rebaudengo nella sua Farmacopea cerusica 1772 così scriveva a proposito dei cicli mestruali: ”prendansi delle foglie di Artemisia, Melissa, Matricaria e Sabina, si facciano bollire in acqua fino e che il volume si riduce di un quinto, si coli la decozione e l’ammalato ne beva tre-quattro bicchieri durante il giorno…”.

Varietà

Il genere comprende circa quattrocento specie di erbe spontanee dell’emisfero boreale.
Le più note sono: A. Dracunculus, essenziale nei piatti “à l’estragon” della cucina francese. A. Absinthium, usato per millenni come farmaco e trasformato in liquore alla fine del Settecento.


Descrizione Botanica

È una pianta erbacea, vivace, rizomatosa, rustica e semirustica, sempreverde e semi sempreverde, che presenta una grossa radice legnosa da cui nascono i fusti eretti, legnosi alla base di colore rossiccio, angolosi, ramosi verso l’alto che raggiungono un’altezza di circa due metri.
Le foglie di colore verde intenso sono distribuite alternamente sul fusto e sono pennatofide; la pagina superiore è glabra e di colore verde scuro, l’inferiore è bianca.
L’infiorescenza è una pannocchia molto grande composta da numerosissimi piccoli capolini (2mm.) piramidali e fogliati.
I frutti sono degli acheni fusiformi e privi di pappo.
Tutta la pianta emana un odore aromatico. Assomiglia all’assenzio, ma se ne differenzia in quanto le sue foglie sono vellutate soltanto sulla pagina inferiore.

Habitat

Europa Centrale, Penisola Balcanica, Italia.
Preferisce i terreni ricchi di sostanze azotate ed è abbondante vicino le zone abitate, predilige terreni aridi ed incolti; è ritenuta infestante. Molto diffusa in pianura non supera generalmente i 1000m. di quota.

Epoca di Fioritura

Fiorisce da Giugno ad Agosto, si raccoglie in estate fino all’autunno.

Componenti Principali

Olio essenziale contenente cineolo, terpeni diversi, tujone; una sostanza amara artemisina, tannini, resine, inulina, eucaliptolo, azulene.

Indicazioni

Amenorrea (da anemia, linfatismo, clorosi), oligomenorrea, insufficienza del corpo luteo, menopausa precoce, amenorrea da ipoestrogenismo, azione stimolante biliare, alcune turbe nervose, vomito nervoso, anoressia, ipotensione, epilessia, parassitosi intestinale, astenia da insufficienza digestiva.

Tossicità ed Effetti Secondari

È controindicata nelle gestanti per la forte azione congestionante uterina, sebbene l’olio essenziale in essa contenuto sia presente in minor quantità rispetto all’assenzio.

Azione Fisiologica

Emmenagoga, antielmintica.

Modalità d’Uso

Infuso, tintura, polvere, estratto fluido, essenza, a. distillata.
Uso esterno: in ginecologia si usa per irrigazioni vaginali e nei crampi dell’utero.
Uso interno: come stimolante dell’appetito in infuso, in polvere di radice per l’epilessia, come E.F. in tutti i casi di amenorrea, oligomenorrea, turbe nervose isteriche, anoressia nervosa. Viene usata al pari dell’assenzio come amaro nella preparazione dei liquori.